Stefano Pesci e Gabriele Oderda – Arnaldo Rivera – Intervista

Stefano Pesci e Gabriele Oderda - Arnaldo Rivera - Intervista

Stefano Pesci e Gabriele Oderda – Arnaldo Rivera – Intervista

Qualche mese fa ho ricevuto una email da Stefano Pesci, direttore della cooperativa Terre del Barolo, con una breve presentazione del progetto Arnaldo Rivera: un progetto ambizioso che vuole dare sfogo alla vocazione della Cantina a rappresentare il territorio della Langa del Barolo attraverso un piccolo numero di etichette selezionate. Il progetto è nato nel 2013 e si sta evolvendo proprio in questo momento, con un Barolo di assemblaggio (chiamato UndiciComuni di cui ho parlato qui), sei Barolo legati ad altrettanti cru storici, una Nascetta (di cui ho parlato qui), un Dolcetto e una Barbera.

Il nome della collezione è collegato al fondatore della cooperativa, quell’Arnaldo Rivera che ha inciso profondamente nel territorio non solo da fondatore della Cantina, ma anche da maestro elementare e sindaco di Castiglione Falletto per 37 anni: siamo nel cuore del Novecento, il periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale è particolarmente duro per le Langhe, ma il coraggio di un singolo uomo riesce a convincere e unire diversi soci, famiglie con piccoli appezzamenti che non vogliono abbandonare la viticoltura per dedicarsi ad altro. Arnaldo Rivera fonda la cooperativa Terre del Barolo nel 1958, una cooperativa che oggi conta circa 300 famiglie di soci e 600 ettari di vigna da difendere. Tra queste vigne si contano diversi cru storici (Cannubi, Bussia, Monvigliero, Villero, etc.) tanto da rappresentare un patrimonio inestimabile di diversità e di qualità. Nel 2013 il progetto ha origine, un progetto ambizioso legato a pratiche agronomiche severe e alla costruzione di una cantina parallela a quella principale dove queste piccole quantità di uva possono essere vinificate seguendo precisi standard.

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Ho pensato di scambiare qualche parola con Stefano e con Gabriele Oderda, responsabile del progetto: una lunga e fruttuosa chiacchierata su ciò che è Arnaldo Rivera oggi e su cosa rappresenta per la Langa del Barolo, oggi e domani.

IBT: Buongiorno, Stefano: puoi darci una piccola introduzione sul progetto Arnaldo Rivera?

SP: Sono il direttore della cantina Terre del Barolo da quattro anni, Gabriele è con me in questa avventura da qualche mese in più. Siamo due persone nuove in questa azienda e prima del nostro arrivo, nel 2013, per volontà dei viticoltori è nato il progetto dedicato ad Arnaldo Rivera, il fondatore della Cantina cooperativa, uomo che nel 1958 decise di raccogliere un gruppo di viticoltori, da persona carismatica nelle Langhe del Barolo, anche per via del momento difficile dopo la Guerra. 

Arnaldo si occupava di tante cose all’interno del paese di Castiglione Falletto, aveva intuito cosa il Barolo sarebbe potuto diventare e ci mise tutti i propri risparmi ed energie, cercò qualcuno che credesse come lui in questo sogno per valorizzare il territorio.

Sappiamo che le uve ai tempi erano iper-svalutate, non si dava il giusto valore e spesso chi comprava se ne approfittava. Il vino non era quello che è oggi, ovvero un bene di piacere, ed era forte la volontà di lasciare le terre per andare a lavorare in industria.

Arnaldo Rivera decise di convincere alcuni a rimanere viticoltori, ovvero un valore inestimabile di conoscenza che anche oggi vogliamo preservare e continuare a raccontare. La cooperativa avrebbe dovuto portare avanti il lavoro che sta dietro le vigne e le peculiarità intrinseche.

Oggi siamo circa 300 famiglie per quasi 600 ettari di vigneto, e possiamo esprimere tutto ciò che la Langa può rappresentare. 

Il progetto nasce su questo solco, ovvero valorizzare le vigne importanti (Cannubi, Monvigliero, Ravera e altri) esprimendo le peculiarità delle singole vigne e dei cru storici.

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Il progetto è dedicato prettamente al Barolo: i cru storici sono pochi, nonostante le MGA siano 181. Potendo contare su vigneti in tutti gli undici comuni, è risultato naturale pensare alla possibilità di offrire all’appassionato il confronto tra alcuni di questi vigneti, con un atteggiamento identico in fase di protocollo agronomico e in cantina. 

I nostri agronomi lavorano a contatto con i viticoltori per raggiungere standard elevati, preservando il patrimonio (che è anche patrimonio Unesco). In cantina la vinificazione è identica, così come l’affinamento nei medesimi legni. L’imbottigliamento avviene nella stessa settimana e le bottiglie vanno sul mercato dopo un anno di vetro. L’apporto umano rimane come rumore di fondo, l’amante del Barolo vuole e deve provare la differenza tra i vari cru storici senza l’effetto umano a determinare le differenze tra i vari cru, come accade nelle cantine private, ciascuna delle quali ha valori e tradizioni unici da portare avanti.

Oltre a questi cru proponiamo un assemblaggio con uve provenienti da 21 vigneti degli undici comuni del Barolo, il nostro UNDICICOMUNI è l’emblema di questa unione tra le varie zone e i vari villaggi.

GO: Vorrei sottolineare un aspetto rilevante della gestione di Arnaldo Rivera, ovvero il legame saldo con il territorio. Stefano è nato qui e ha frequentato la scuola enologica di Alba, così come la mia precedente occupazione era legata a una cantina privata, ed è proprio questo nostro legame che ci permette di avere la consapevolezza delle nostre origini. La nostra vocazione è di dare valore alle vigne dei nostri soci e di contribuire ad aumentare la forza della Cantina.

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IBT: Chi è che ha deciso di iniziare a pensare al progetto di Arnaldo Rivera, all’interno di una cooperativa abituata a gestire grandi numeri?

GO: Il progetto nasce dal basso, ovvero da soci viticoltori proprietari sia di vigneti sia dell’azienda, e questa consapevolezza, oltre alla comprensione del momento storico molto positivo per il Barolo negli ultimi trent’anni, ha fatto maturare questa decisione, questo progetto, all’interno della Cantina. Le nostre famiglie abitano all’interno delle proprietà stesse, a pochi metri dai vigneti, ed è impossibile astrarsi dal legame con il territorio. La nostra squadra interna ha dato linfa all’ufficio agronomico, grazie anche a tante esperienze internazionali, andando a sviluppare questa linea di pensiero ma anche di pratica quotidiana. L’altissima qualità è perseguita nelle vigne storiche ed acclamate del Barolo: la vocazione a fare questo genere di prodotti di alto livello è sempre stato nel DNA aziendale, ma con la crescita forte della domanda negli anni ’80 e ’90 è aumentata la quantità di vino prodotto. Il marchio Arnaldo Rivera ci ha aiutati a raccontare la visione di quest’uomo, il nostro fondatore, in un momento critico in cui tutto era da costruire. La scelta di mettere il suo nome in etichetta è stato largamente condiviso: dopo aver pensato a tante idee anche contrastanti tra loro l’unico nome papabile è rimasto quello.

SP: Abbiamo voluto dare un’impronta importante legata al territorio, la nostra cantina ha tante etichette classiche ma in questo caso abbiamo voluto sottolineare, raccontandola, l’attitudine al territorio, anche grazie al sistema dei comuni, dei villaggi e delle Menzioni, con tutte le differenze che ci possono essere in un territorio frammentato tra tante piccole zone vicine ma distinguibili. Abbiamo venti giorni di vendemmia quando parliamo delle uve di Nebbiolo da Barolo, e sappiamo che ci sono differenze importanti tra i vari Comuni e le varie vigne: una peculiarità che pochi appassionati conoscono fino in fondo, e il nostro obiettivo è parlare di queste differenze, magari con un bicchiere di vino davanti. Vorremmo che tutti conoscessero le differenze tra suolo, microclima, altitudine, e il Barolo è un interprete di queste differenze, anche grazie alla peculiarità dell’uva di provenienza, ovvero il Nebbiolo, magnifico catalizzatore delle varietà di terroir.

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In etichetta abbiamo dunque deciso di insistere sul concetto di Villaggio, ogni etichetta è identificativa di un determinato Comune, non solo dal punto di vista grafico ma anche da tutto ciò che ci sta dietro, la peculiarità e la particolarità di un posto unico.

Un esempio importante è il Barolo Castello del Comune di Grinzane Cavour, proprio sotto il Castello: è nata una collaborazione con la Scuola Enologica di Alba che va a formare i futuri enologi, i quali studiano le pratiche della vigna nel nostro appezzamento in questo Cru storico, storico perché è stato il vigneto di studio per i pionieri del Barolo di ormai 150 anni fa. Un collegamento diretto tra la Storia del Barolo e il futuro: un progetto culturale con all’interno storia, scienza, tradizione contadina. Siamo stati fortunati ad avere i vigneti e i viticoltori entusiasti di questa grande avventura, ma abbiamo dovuto creare una serie di strutture, sia umane sia di cantine, relative alla produzione e alla comunicazione. Abbiamo dovuto attrezzarci con vinificatori più piccoli, costruendo praticamente una nuova cantina di fianco a quella principale, selezionando parecchio e facendoci aiutare da agronomi e geologi interni.

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La nostra cantina vuole essere rinnovata, aperta al pubblico e sostenibile, diventando un punto di riferimento per il territorio, consentendo a chi ci ascolta di fare un viaggio completo. La sfida ha modificato la nostra consapevolezza, in questo momento abbiamo sei cru già in bottiglie e nel futuro aggiungeremo Cannubi, Villero e Rocche dell’Annunziata, ampliando gradualmente il nostro bagaglio.

A La Morra abbiamo due differenti cru perché la maggior parte dei nostri contadini proviene da lì, per cui ci è sembrato naturale rappresentare al meglio questo comune.

Sull’UndiciComuni abbiamo ampliato il blend, così come l’aggiunta di altri vini (Barbera, Nebbiolo, Nascetta) che rappresentano certamente il territorio della Langa del Barolo.

GO: Abbiamo anche deciso di attenerci alle norme previste e sappiamo che non è possibile inserire in etichetta il nome del comune di provenienza di fianco al nome della menzione, sarebbe infatti uno scontro tra le due menzione (comunale e geografica aggiuntiva). Per questo gli acquerelli in etichetta ricordano la forma dei comuni di provenienza, e ci siamo accorti che questi “confini” comunali sono sempre più noti. Un enotecario o un sommelier, con in mente questa mappa, non avrà difficoltà nel localizzare su una mappa del Barolo la nostra bottiglia: una sorta di strumento che abbiamo voluto fornire a chi poi tratterà queste bottiglie.

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IBT: Come è stata la reazione delle aziende private del territorio di fronte a questo cambio di passo da parte vostra?

SP: Ho la fortuna di essere nel consiglio di amministrazione del Consorzio del Barolo e Barbaresco e approccio tante altre realtà, sia piccole sia più importanti a livello di numeri. Quello che noi pensiamo è che non abbiamo la volontà di entrare in competizione, ci sono tanti che prima di noi hanno portato il Barolo in giro per il mondo e possiamo fare il nostro lavoro anche grazie ad essi. Da Arnaldo Rivera in poi ci sono stati grandi personaggi che sono riusciti a raccontare il Piemonte e le Langhe grazie al Barolo, e non possiamo che esserne grati. Se anche un’azienda come la nostra punta sulle Menzioni e sui cru storici non può che essere un vantaggio per tutti: noi andiamo in giro a raccontare le nostre peculiarità, e mentre parliamo della nostra situazione parliamo di tutta la Langa del Barolo, e non abbiamo la volontà di scavalcare nessuno. Auspichiamo di poter andare tutti insieme a parlare dei nostri vini e del nostro territorio, una sfida dei prossimi anni, spiegare le Menzioni non è facile e ci vuole grande sensibilità, con una voce unica di tutti i produttori. Lo spirito del Langhetto è a volte legato a un retaggio culturale che guarda forse ai lati negativi rispetto che a quelli positivi, dovremmo modificare questo spirito. Per ora le aziende con cui ho parlato hanno confermato la bontà della nostra offerta.

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IBT: Potremmo considerare il progetto di Arnaldo Rivera vicino alla sensibilità di un’altra grande cooperativa delle Langhe, ovvero quella dei Produttori del Barbaresco?

GO: Il ruolo dei Produttori del Barbaresco è stato seminale e ha permesso agli appassionati di considerare diverse declinazioni dello stesso vino. La collezione di Arnaldo Rivera è però differente per alcuni aspetti sostanziali: oltre ad avere un territorio differente (circa tre volte più ampio), i nostri vini arrivano da otto comuni differente, mentre il villaggio più rappresentato dai Produttori è soltanto uno. I nostri vini inoltre provengono da singola vigna, single vineyard di mezzo ettaro massimo per famiglia, per massimo quattro o cinque vigne per comune. La produzione annuale è molto contenuta e, pur avendo una certa affinità sulla carta, il nostro progetto è differente e ha un’altra ottica. Vorremmo poter proporre agli appassionati tutti i cru in tutte le annate, dando una fotografia dei cru storici ogni anno, con le differenze dovute all’annata, anche quelle magari più difficoltose. Per noi, il cru storico con la vigna vecchia può dare comunque un’interpretazione unica del vino.

SP: Arnaldo Rivera non lavora solo con il nebbiolo e vogliamo dare voce anche a piccole varietà autoctone. Quest’anno abbiamo fatto 65 selezioni di uve, sia i cru storici sia altre uve non Nebbiolo che sono state riscoperte negli ultimi anni e che dobbiamo preservare. Abbiamo voluto mettere all’interno del progetto targato Arnaldo Rivera quelle varietà definite autoctone che possono trovare spazio nella nostra cantina, anche per sostenere la biodiversità in un momento storico in cui si predilige la monocoltura. Oggi c’è la Nascetta, avremo il Verduno Pelaverga, poi il Dolcetto che è stata qualche decennio fa la varietà più nota e più richiesta delle Langhe. Fatto storico: negli anni ’80 e ‘90 il Barolo veniva regalato a chi acquistava un certo numero di bottiglie di Dolcetto.

Credo inoltre che la condizione di vita si sia modificata, oggi il vino non è più un alimento di consumo quanto un piacere, entrando nella sfera dell’edonismo.

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IBT: Il prossimo futuro cosa vedrà? Quali saranno i cambiamenti del progetto?

SP: Nel 2018 abbiamo terminato il primo quinquennio del progetto e abbiamo deciso di ampliarlo, essendoci stato un discreto seguito. L’annata 2018 verrà rilasciata tra due anni e arriveranno altri due cru, con il 2019 arriverà anche il Cannubi, e ogni anno possiamo e dobbiamo migliorare l’UndiciComuni, anche per far vedere ai nostri viticoltori quanto stiamo facendo per le loro vigne. Un altro obiettivo è il lavoro sempre maggiore sui protocolli agronomici, regolamentando in modo molto più stretto rispetto alle legislazioni italiana ed europea, per raggiungere un’avanguardia in questo senso.

Usciremo anche con il primo nostro spumante, ovvero un’Alta Langa, anche perché diversi nostri soci hanno vigne di Pinot Nero e Chardonnay e abbiamo preferito mantenerle invece di sostituirle con Nebbiolo da Barolo, sempre nell’ottica della biodiversità. Sarà il primo spumante in sessant’anni di Terre del Barolo e ci siamo attrezzati internamente – pur avendo dedicato la totalità della cantina ai vini fermi – mentre oggi possiamo fare anche una bolla di grande qualità. Il disciplinare dell’Alta Langa è molto ambizioso e crediamo fortemente in questo discorso, anche per accompagnare al meglio i nostri Barolo, con le peculiarità di questo vino straordinario. Ne riparleremo a Natale 2021, le bottiglie stanno affinando ed è una sfida che ha appassionato i ragazzi in cantina, confrontandosi con esperienze diverse.

Stefano Pesci e Gabriele Oderda - Arnaldo Rivera - Intervista

L’obiettivo di Arnaldo Rivera è di fornire all’appassionato un caleidoscopio del Barolo e della Langa del Barolo, nel rispetto della biodiversità, dell’ambiente e delle famiglie che sono con noi da sempre e che credono fino in fondo che questo sia il progetto per cui la Cantina si è sviluppata.

Ringrazio Stefano e Gabriele per il tempo che mi hanno dedicato. Qui sotto i link relativi ai vini che ho assaggiato e i contatti della Cantina.


Arnaldo Rivera
Via Alba Barolo, 8 – Castiglione Falletto (Cuneo)
0173.26.20.53
info@arnaldorivera.com
https://arnaldorivera.com

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