LE MACCHIOLE - BOLGHERI - DEGUSTAZIONE CON CINZIA MERLI

Le Macchiole è stata in assoluto la prima cantina che ho visitato nella mia vita: selezionata a caso nella confusione del completo neofita, ho poi potuto affezionarmi per via dell’affinità personale con ciò che ho visto e sentito da quella prima volta in poi. Non si può parlare di Le Macchiole senza menzionare Cinzia Merli: ritrovatasi da sola a portare avanti l’azienda ormai venti anni fa, Cinzia ha dimostrato di avere una rara sensibilità nello scegliere in che direzione portare i vini targati Le Macchiole, modificando e smussando le asperità e raggiungendo uno standard – personalmente – tra i più alti della zona, se non il più alto in assoluto. I vini di Cinzia, grazie anche all’apporto straordinario dell’enologo Luca Rettondini, non urlano mai, preferendo svelarsi sulla distanza con un bagaglio tecnico, emotivo ed evolutivo raro. Concludendo, raramente ho trovato un transfert così netto tra i vini e la persona che li fa. Ringrazio Cinzia per il tempo e l’attenzione con cui si è dedicata alla nostra chiacchierata.

LE MACCHIOLE PALEO BIANCO 2020

LE MACCHIOLE PALEO BIANCO 2020

Cinzia Merli: questo è un vino abbastanza storico che proponiamo dagli inizi degli anni ‘90 con una versione del tutto diversa. Le prime annate erano composte già da Chardonnay e Sauvignon (Chardonnay in piccola percentuale) insieme al vermentino. All’epoca producevamo anche un Vermentino in purezza e la parte di Vermentino dedicata al Paleo Bianco proveniva dal vigneto di fianco alla Cantina, dove facevamo un diradamento leggermente più importante, con un giro di smezzatura del grappolo, per aumentare concentrazione e volume: in fase di pre-maturazione il grappolo veniva spuntato. La percentuale di legno nuovo per l’affinamento era importante e l’impostazione era differente da oggi: attualmente si lavora sulla freschezza e su un minore impatto del legno, cercando di dare maggiore agilità al vino stesso. Oggi utilizziamo principalmente Chardonnay – con questo 2020 siamo al 70% – e il resto è Sauvignon Blanc, con uno scarto di circa una settimana tra le due vendemmie. Le uve vengono raccolte e messe in cella per una notte, il giorno successivo sono diraspate e messe in pressa con del ghiaccio secco per fare un po’ di criomacerazione, circa tre ore. Dopo la pressatura si va in acciaio, appena si alza la temperatura si inoculano i lieviti e poi si trasferisce il mosto in legno per completare la fermentazione. La percentuale di legno nuovo è drasticamente ridotta, circa un 10%, ovvero una barrique ogni anno, così come è stato aumentato il volume delle barrique che oggi è da 300, 500, 600 litri. In questa annata si trova anche una percentuale del 10% di vino che non ha visto legno, ovvero affinato in vasche di cemento nella nostra barricaia sotto la cantina. Battonage di una volta a settimana per un mese, dopodiché il vino resta in barrique sui lieviti per sei/sette mesi, acciaio per la decantazione e poi imbottigliato. L’imbottigliamento di questo 2020 è di Maggio 2021.

Questo vino ha l’obiettivo di dare qualcosa di meno impegnativo ai nostri clienti specialmente nel periodo estivo, diverso dal Vermentino cercando qualcosa di più importante, ovvero aggiungendo il legno. Il cambio di rotta stilistico segue questo obiettivo, puntando sulla freschezza e sulla verticalità.

IBT: mi sembra un vino che rappresenta forse di più la cantina rispetto al territorio.

Cinzia Merli: certo, anche perché siamo l’unica azienda a utilizzare una percentuale importante di Chardonnay. L’anno scorso il Disciplinare è stato modificato e lo Chardonnay non è stato neanche preso in considerazione, non avendo senso fare un grande cambiamento soltanto per noi e per il nostro Paleo Bianco. Una delle due vigne di Chardonnay mi sta dando grande soddisfazione, con un tocco amaro, e avrà un grande futuro. Siamo soddisfatti, anche il 2021 è molto buono.

IBT: immagino che abbiate un piccolo storico di annate vecchie per poter fare confronti e osservazioni.

Cinzia Merli: purtroppo no, perchè essendo un vino bianco in un’azienda di rossi non abbiamo mai dato importanza a questo dettaglio. Uno dei nostri clienti ha trovato alcune bottiglie di 1992 e quando vado da lui ne prendo sempre una: un vino divertente anche se completamente diverso da oggi. Negli ultimi anni abbiamo tenuto qualche bottiglia per avere uno storico e tornarci in futuro, pur non essendo Bolgheri terra di bianchi.

N. Discreta ampiezza, dalla grande eleganza legata a doppio filo alle spezie, zafferano e pepe bianco, con note sapide, leggermente minerali, e di frutta bianca, pesca bianca, un filo di scorza di cedro.

P. Netta eleganza, dalla sapidità finissima, con cenni minerali a dare il benvenuto, lasciando poi spazio a leggiadre note citriche e agrumate, frutta bianca, dalla struttura precisa ed elegante.

F. Lungo, intenso, sapido e agrumato, frutta bianca, riemerge il carattere del Sauvignon con cenni erbacei, spezie e un ricordo balsamico.

C. Bianco di eleganza, non spessore ma discrezione nel propagarsi in bocca, dando spazio alla frutta dello Chardonnay, mai opulenta, e alla bellezza del Sauvignon in tutte le sue sfumature meno impegnative. Bellissima mano.

IBT 92

LE MACCHIOLE BOLGHERI ROSSO 2020

LE MACCHIOLE BOLGHERI ROSSO 2020

Cinzia Merli: in questa vendemmia abbiamo imbottigliato più tardi, a inizio gennaio. La 2020 è stata una vendemmia buona ma con dieci giorni di luglio complicati, torridi e con vento caldo. Agosto è stato molto buono, un’annata che a me piace, più rotonda della 2019 con buona acidità ed equilibrio. Paleo, Messorio e Scrio 2020 si stanno comportando bene. Per questo vino abbiamo una percentuale leggermente più alta di Syrah del 20%, 50% di Merlot e 15% per ciascun Cabernet. Questo è capitato per una resa differente, la vigna di Syrah è ottima per il Bolgheri Rosso ma non per Scrio. Le vinificazioni sono sempre separate, le masse sono trattate in modo diverso, alcune addirittura sono svinate quando sono ancora in fermentazione.

Con il Bolgheri Rosso abbiamo da poco fatto una verticale in magnum dal 2004 a oggi e il risultato è che abbiamo riscontrato una svolta stilistica in ottica di sobrietà, un processo iniziato già con il precedente enologo, legno meno importante, vinificazioni più fresche. Le verticali con i vini di ingresso non sono così usuali, questa è stata davvero divertente.

N. L’eleganza importante da una parte delle spezie, delicate, fini e precise, con la frutta rossa, ciliegia, amarena e mora, radice di liquirizia, cenni balsamici di eucalipto, ginepro. Si mantiene una discreta succosità della frutta rossa. Fiori rossi di carattere. Rosmarino. Mora di rovo nettissima.

P. Intenso e dalla partenza tannica, lasciando poi spazio a un’ampia succosità della frutta rossa, sempre con la sapidità a dettare i tempi. Cenni minerali, fragola, ciliegia e mora, profondità delle spezie e di note scure.

F. Lungo, mora e frutta rossa, sapidità a tratti minerale, cola e lungo abbraccio minerale.

D. Versione di questo vino tra le più succose assaggiate, con la finezza di casa madre a coniugare la fresca e croccante frutta rossa alle note più scure di terra e dalle sfumature balsamiche. Per me una cassa, grazie.

IBT 91

LE MACCHIOLE BOLGHERI ROSSO 2019

LE MACCHIOLE BOLGHERI ROSSO 2019

Cinzia Merli: la 2019 è un’annata più graduale, più completa e armonica, questo non vuol dire che la 2020 non sia buona, ma che ha caratteristiche diverse, un tannino diverso. A me piace lo stile del 2019, magari meno ricchi ma con una verticalità maggiore e che hanno maggiore longevità. Le annate come la 2019 sono meno generose nell’immediato, hanno bisogno di più tempo per dare un quadro preciso.

Per noi in azienda è importante evidenziare il carattere dell’annata e mantenerlo in tutti i nostri vini, anche sul Bolgheri Rosso in cui potremmo giocare in fase di assemblaggio. Le differenze ci sono e vanno rispettate, devono essere evidenti.

N. Profondità importante con la parte balsamica in ingresso, mora di rovo e fragola disidratata, un filo di nota ematica a portarsi sulle spezie, pepe nero di estrema eleganza. Naso di profondità importante.

P. Netta presenza fresca, dalla frutta rossa di fragola, mora e ribes, con la profondità minerale e soprattutto sapida a dare un caldo abbraccio, un filo di tannino senza rinunciare a una discreta succosità, arancia e mora.

F. Lungo, scuro di mora nera e mirtillo,  ampiezza sapida e leggermente agrumata. Mora e arancia, piuttosto prolungato e succoso.

C. Vino che presenta una verticalità importante dando sfogo alla bellezza della frutta e soprattutto a determinate durezze che permettono la longevità e la beva. Bella bottiglia.

IBT 92

LE MACCHIOLE PALEO 2018

LE MACCHIOLE PALEO 2018

Cinzia Merli: l’annata 2018 non è stata per niente facile, con il mese di giugno molto piovoso e problemi di peronospora, la produzione è ridotta e anche le bucce sono più sottile, per macerazioni più brevi di modo da non squilibrare il vino.

N. Netta presenza balsamica, silvestre, con aghi di pino e ginepro, dalla freschezza piuttosto scura della frutta rossa, cenni di mora e amarena, un filo di fragola. La materia rossa è elegante e dalle sfumature scure, di ampiezza non comune, tridimensionale.

P. Fresco sulla frutta rossa, mora, ciliegia e cenni di arancia sanguinella, struttura che si declina poi su note minerali, sapide, dalla profondità mai complicata, mantenendo sempre la barra sull’eleganza.

F. Lungo, avvolgente, mora e spezie rosse scure, tannino avvolgente e sapidità dosata a dovere. Un filo di cacao e note balsamiche in conclusione.

C. Versione di Paleo importante, che dà lustro al vitigno coniugando le durezze, mai aspre, e la freschezza della frutta rossa, di carattere e preziosità. Materia molto ben gestita per un vino bilanciato e profondo. Bellissimo.

IBT 94

LE MACCHIOLE SCRIO 2018

LE MACCHIOLE SCRIO 2018

Cinzia Merli: in questo vino è in corso il cambiamento più grande, prima di tutto perché c’è una vigna nuova – anche se in percentuale minuscola – e poi perché è cambiato l’approccio in affinamento. Riduzione importante del legno nuovo e dimensione che passa da 500 a 600 litri, l’utilizzo del claiver – anche questa in piccola percentuale – per un Syrah di Maremma un po’ meno largo e opulento dei classici di zona, cercando di andare in una direzione diversa, con freschezza e verticalità importante, andando a ridurre la parte del legno. Il Clayver mantiene l’identità dell’uva e questo aiuta parecchio. Devo dire che la versione 2018 è stata complicata rispetto al solito, con una buccia ancora meno spessa, ma a me piace questa rigidità, la trovo piacevole. Eugenio diceva sempre che “qui si fa il Syrah di Bolgheri” e io penso che il territorio dia una connotazione diversa a questa uva, ecco perchè tanti non amanti del Syrah (tra cui il vostro ndr.) apprezzano e riescono a bere lo Scrio senza difficoltà. La leggiadria della nuova vigna è straordinaria.

N. Denso strato speziato di spezie rosse, note balsamiche di macchia mediterranea e un filo di zucchero filato, caramella alla fragola, il tutto senza smaccata dolcezza. Fiori rossi, la speziatura rimane importante e soprattutto di ampiezza non comune. Bouquet da brivido. Incenso e mentolo.

P. Profondo, ampiezza importante, dal tannino verticale eppure non opulento, frutta rossa fitta e profonda, mora, ciliegia, arancia, mirtillo. Tridimensionalità importante, senza limiti alla provvidenza.

F. Lungo, complesso, fine, tannino che si allarga coperto poi dalle zone sapide. Frutta rossa, agrumi, leggere spezie, ben delineato.

C. Lo Scrio di Le Macchiole mi fa sempre dubitare sulla mia opinione non positiva su questo vitigno – il Syrah: qui la mano della cantina conduce a un vino profondo, ampio, elegante, raffinato e senza dubbio tra i migliori italiani, se non il. Come sempre, bravissimi.

IBT 95

LE MACCHIOLE MESSORIO 2018

LE MACCHIOLE SCRIO 2018

Cinzia Merli: conoscendo Messorio, questo è il periodo dell’anno in cui si descrive meno: bisogna attendere la primavera, nei mesi da dicembre a fine marzo Messorio involve e si comprime, ha qualche difficoltà di espressione. Questo succede a ogni vendemmia e, in tutta onestà, non ne abbiamo ancora capito il motivo: non abbiamo trovato un senso logico eppure dalla prima annata è così.

N. Profondità inusitata, dalla frutta rossa scura alle spezie eleganti, mora e ciliegia, amarena e un filo di susina, macchia mediterranea e zone silvestri, aghi di pino, balsamico mai troppo smaccato, sempre giocato sulla finezza e sulla profondità.

P. Ricco, importante, dal tannino che si dispiega verticalmente sulla lingua, poi note fresche e succose di frutta rossa, mora, ciliegia, ribes e mirtillo, cenni agrumati, la parte sapida parte in sordina ma si amplia gradualmente, di carattere evocativo.

F. Ampio, lungo, discreto e profondo, dalla frutta rossa, mora e fragola, cenni di arancia e un lungo e avvolgente abbraccio sapido.

C. Vino di personalità austera, con note monolitiche e discretamente profonde, destinato di certo ad ampliarsi in evoluzione, consci che la mano è ben salda e guida una materia importante, mai opulenta, dalla prerogativa di eleganza. Bella mano.

IBT 94


IBT: pensi che ci sia spazio per ulteriori etichette nella vostra selezione?

Cinzia Merli: Per quanto mi riguarda non credo che verranno aggiunte altre etichette, quelle che abbiamo richiedono tutto il nostro impegno. A dire la verità abbiamo un’altra uva in produzione dal 1994 e l’abbiamo vinificata e imbottigliata per uso privato: il risultato non ci dispiace e ci stiamo ragionando, ma per ora è un vino da divertimento. Credo che diversificare troppo sia complicato dal punto di vista commerciale. Pensa che mio marito si era messo in testa di fare microvinificazioni per Messorio, ma pensare di fare per ogni vigneto un cru diverso è davvero complicato, anche perchè il numero di bottiglie disponibili è piuttosto basso. Già avere tre etichette di vini importanti è una discreta responsabilità da portare avanti.

IBT: pensi che sia possibile effettuare una zonificazione di Bolgheri?

Cinzia Merli: la conformazione del suolo è particolare, complicata da delineare. Spesso all’interno di un unico appezzamento le diversificazioni sono enormi. Si dovrebbe prescindere dalle aziende e andare a zonare il terreno trasversalmente, ma questo credo che sia impossibile. A volte sono più simili porzioni di appezzamenti distanti più che porzioni dello stesso vigneto. Sarebbe interessante evidenziare le aree potenzialmente da Bolgheri Rosso e quelle da Bolgheri Superiore, ma non credo che succederà.