GIOVANNI ROSSO – VISITA IN CANTINA

La bellezza di un territorio sta nelle differenti espressività che una medesima materia – in questo caso il Barolo – può raggiungere grazie alle mani con cui cresce ed evolve. Il territorio del Barolo è limitato solo per un occhio superficiale, ma andando a scavare tra le declinazioni possibili le combinazioni sono infinite, in base al Comune di provenienza, al cru di riferimento e soprattutto a chi gestisce questi elementi, ovvero l’uomo. Ho avuto modo di scambiare qualche parola con Davide Rosso, il proprietario della cantina Giovanni Rosso, oggi celebre barolista e soprattutto responsabile di una crescita in termini di notorietà e qualità in soli vent’anni di una Cantina affermata e punto di riferimento per il territorio di Serralunga d’Alba.

La storia della famiglia Canale/Rosso si intreccia con la storia dell’Italia del Novecento: i fratelli Aldo e Amelio Canale subiscono la deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale e soltanto nel 1946 tornano a casa e riprendono a lavorare la terra, inizialmente conferendo ai grandi di Langa (Bruno Giacosa) e spartendosi la proprietà in due parti. Ester, la figlia di Amelio, si ritrova con la madre nel 1963 a fare i conti con la realtà e decide di vendere allo zio Aldo le vigne tra cui la splendida Vigna Rionda: questo piccolo appezzamento, uno dei primi acquisiti dal capostipite Aldo nel 1934, torna ad Ester dopo oltre mezzo secolo e da qui riparte la volontà di fare del vino con il proprio nome in etichetta.

Davide Rosso torna a casa alla fine degli anni ’90 dopo un percorso all’estero e si dimostra da subito un tassello fondamentale per proporre l’azienda come voce preziosa del Barolo di Serralunga, investendo nella Cantina e nei procedimenti, oltre ad avere l’intuizione di dare risalto a quel piccolo appezzamento di Vigna Rionda per creare un vino (anzi due) entrati nell’Olimpo delle Langhe. La produzione è limitata a circa seimila bottiglie divise tra Barolo e Langhe Nebbiolo, il primo frutto delle vigne vecchie di oltre settant’anni e il secondo figlio dei reimpianti del 2011, frutto che entro un decennio rientrerà nel Barolo.

La mia visita è in compagnia di Matilde Bordino – che segnalo per l’ampia competenza tecnica – con cui verifico lo stato dell’arte: fermentazioni separate in cemento e prevalenza della botte grande, con procedimenti separati per ciascuna parcella e massima attenzione ai cru, ovvero Cerretta e Serra (da non confondere con La Serra del Comune di La Morra) oltre alla già nominata VignaRionda in duplice versione. Se per i due cru la lavorazione è similare, per Ester Canale la valutazione è differente, cercando di far emergere le differenze tra le vigne, differenze che si palesano nell’assaggio da acciaio e dalle botti grandi di rovere francese.

Cerretta dimostra da subito una profondità olfattiva innegabile che si ribadisce in un sorso austero e meditativo, con Serra che indugia maggiormente sulla freschezza e succosità del frutto, palesando un tannino verticale e opulento. La materia di Ester Canale si evidenza con concentrazione maggiore, raggiungendo un’eleganza invidiabile e totale aderenza al cru di origine, dal tannino preciso e dal palato pieno, dal finale interminabile. Assaggiare il vino non finito è sempre un ottimo esercizio di immaginazione, ribadendo comunque le diverse declinazioni della medesima materia.

Passando all’assaggio da bottiglia, si parte con il Langhe Nebbiolo 2019 figlio anch’esso di Serralunga, ovvero dal tannino divertito e dalla longevità certa, nonostante sia un vino approcciabile già da ora. Il Barolo Classico 2017 non si discosta di molto in termini di eleganza e piacevolezza, ribadendo quando la cantina stia facendo e abbia fatto per raggiungere uno standard elevato. Vini che personalmente consiglio per piacevolezza e capacità didattica.

Spostandoci di un migliaio di chilometri, Davide Rosso è stato uno dei primi a credere nel territorio dell’Etna, acquisendo alcuni ettari nel 2016 e vinificando presso terzi in attesa della costruzione della cantina di proprietà: Etna Rosso 2017 ed Etna Bianco 2020 rappresentano non solo un punto di partenza per questo progetto ma vini affidabili e in grado di unire un territorio così diverso dalle Langhe eppure con la medesima filosofia operativa, ovvero la ricerca dell’eleganza e del terroir. Entrambi gli Etna sono vini piacevoli, austeri e longevi in cui si avverte la medesima mano e che mi auguro di seguire in futuro.

Concludendo, Giovanni Rosso rappresenta una tappa importante nel contesto di Serralunga d’Alba grazie alle vigne gestite in modo oculato e al progetto di fondo, ovvero il mantenimento della territorialità e dell’elevazione del Nebbiolo a re di eleganza, longevità, espressività, emozione. Ringrazio la Cantina nelle persone di Davide, Matilde e Uliana per avermi aperto le porte su questa azienda: tornerò da loro in primavera per verificare la nuova annata 2018 di Barolo.


Lista dei vini degustati:


Azienda Agricola Giovanni Rosso di Davide Rosso
Via Roddino, 10/1 – Serralunga d’Alba (Cuneo)
http://www.giovannirosso.com
info@giovannirosso.com