TENUTA SETTE CIELI – BOLGHERI – VISITA IN CANTINA

Toccata e fuga a Bolgheri in preparazione al mio prossimo tour in zona: propendo per una visita a una cantina che non conosco, Tenuta Sette Cieli di cui conosco ben poco. Siamo in periodo di vendemmia ed Elena Pozzolini – direttrice della Cantina – mi affida a Margarethe Munck – responsabile delle vendite – per qualche ora di pura magia toscana.

La proprietà è oggi di Ambrogio Cremona Ratti che ha preso il timone nel 2012, ma l’azienda è stata creata e voluta dalla madre di Ambrogio, Erika, nella seconda metà degli anni Novanta: prima come casa per le vacanze, poi come qualcosa di più serio, Ambrogio ha deciso di affidarsi a Elena Pozzolini per far crescere al meglio la cantina di famiglia. Pur se a pochi chilometri da altre solide cantine bolgheresi, Tenuta Sette Cieli propone soltanto un vino (Noi4) all’interno della DOC, perchè la maggior parte dei vigneti si trovano appena oltre il limite della denominazione.

Da qualche anno è stato acquistato un ulteriore vigneto all’interno della DOC proprio per implementare la percentuale di vini bolgheresi: il primo vigneto che osservo con Margarethe è al “piano terra” del comprensorio bolgherese, a pochi passi dalla Strada Provinciale su cui si affacciano alcune delle pregiate Maison. Un vigneto di assoluto prestigio, specie in una DOC che sta conoscendo un periodo di grazia (ampiamente meritato, a parere di chi scrive).

Il secondo vigneto è a qualche chilometro in salita su una strada sterrata di fini sassi e sabbia bianchi che conduce alla Tenuta vera e propria, residenza della famiglia, con uno splendido affaccio sulla Costa e su quel quadratino di vigna che ha dato i natali al vino italiano più famoso al mondo.

Le vigne sono in parte a terrazzamenti e comprendono le uve responsabili dei vini non bolgheresi (Indaco, Scipio e Yantra): merlot, cabernet e malbec su un terreno povero, sedimentario di argilla e sassi, con un pH importante. La vendemmia è in atto e, nonostante il caldo, la ventilazione è avvertibile: siamo alle ultime fasi nonostante un ritardo di qualche settimana rispetto al resto del comprensorio, ritardo necessario per altitudine e differente terroir.

Andiamo ad assaggiare tutto? Ma certamente! Ci sarà tempo per un’analisi approfondita delle quattro referenze, quello che mi preme sottolineare è la verticalità e la pulizia di quattro espressioni del territorio, dotate di quattro anime diverse e percorsi mai distanti. Una cantina che si affianca senza indugi alle altre eccellenze bolgheresi. Vini che hanno una bevibilità straordinaria nonostante siano potenzialmente longevi, dall’architettura solida ma non barocca.

Ringrazio di cuore Margarethe per il prezioso tempo che mi ha dedicato ed Elena per avermi introdotto in questa delizia: un nome da tenere ben presente quando si parla di questa zona.