VIRNA BORGOGNO – VISITA IN CANTINA

VIRNA BORGOGNO - VISITA IN CANTINA

VIRNA BORGOGNO – VISITA IN CANTINA

Altro giro in Langhe, nuova cantina: sono da Virna Borgogno, cantina che sorge all’inizio della collina del Cannubi con ovvi legami a questo mitico cru. La strada che da nord porta a Barolo vede affacciarsi a destra la cantina di produzione e a sinistra la parte degli uffici e degustazione. Mi accoglie Virna Borgogno, la titolare nonché prima donna italiana ad essersi laureata in Enologia. La famiglia Borgogno ha una lunga tradizione in questo angolo di Langa, ma è dal 2001 che il nome Virna compare su tutte le bottiglie a sottolineare l’importanza dell’enologa.

La cantina di produzione è ampia, colpiscono i giganteschi contenitori da 200 ettolitri acquistati dal padre di Virna e oggi ancora sfruttati per gli assemblaggi, mentre sono piuttosto recenti i fermentatori a due piani dove la gravità permette di sfruttare al meglio la tecnica del cappello sommerso e i delestage. Tutto nell’ottica del rispetto massimo dell’uva che entra in cantina, senza forzare la mano ma agevolando il procedimento.

Percepisco la grande perizia con cui Virna propone la sua versione dei vini classici di Barolo, una perizia che si rivela anche nella chiarezza con cui mi spiega i dettagli: non una lezione dalla cattedra ma la conoscenza al servizio della curiosità. La cantia produce ben cinque versioni di Barolo grazie alle parcelle distribuite nei comuni di Barolo, Novello e Monforte. Le parcelle sono in varie MGA, non solo Cannubi ma anche Sarmassa e Preda nel comune di Barolo più una parcella a San Giovanni in Monforte d’Alba a completare il pacchetto.

I vini sono chiari e puliti, andando a rappresentare al meglio Virna e la sua idea di lavoro in vigna e in cantina: ogni vigna ha determinate caratteristiche e l’obiettivo di Virna non è quello appiattire i vini su un denominatore comune, quanto la possibilità di dare a ciascuno l’espressività e il percorso che merita. Anche in questa ottica sono utilizzate dimensioni diverse di botte per l’affinamento, dai classici 300 litri alle botti grandi ai tonneaux da 500 litri. La cantina sotterranea è un’immersione nel legno, con i vari contenitori a ribadire ancora di più come ci voglia tempo per fare un buon vino.

Passiamo all’assaggio: introduzione felice con Langhe Nebbiolo 2018 per passare poi alla Barbera d’Alba 2018 e approdare ai Barolo, tutti 2016. Barolo Noi, il classico assemblaggio, poi il Barolo del Comune di Barolo con unione dei cru Sarmassa e Preda, infine Barolo Cannubi proveniente dal cru Cannubi Boschis e Barolo Sarmassa. Concludiamo con la Riserva 2013, un barolo frutto di un’ottima annata e che avrà tante cose da dire nei prossimi decenni, dotato di regale austerità.

Per un po’ non tornerò in Langhe, ma ho concluso nel migliore dei modi. Ho assaggiato i vini di ottima qualità, le varie declinazioni di Barolo riescono nella missione di presentare più sfumature dello stesso vino. Il tutto con il tocco prezioso di Virna, a dare la propria versione del vino che amo di più. Tornerò ad ascoltare senza dubbio le storie di questo angolo di Langa.

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