TENUTA MORETTI – ROERO – VISITA IN CANTINA

Ho conosciuto Poderi Moretti un paio di anni fa, e la breve presentazione dei loro vini allora mi ha portato a fare un giro in Roero, a Monteu Roero, per osservare da vicino la situazione. Roero non vuol dire solo Arneis ma anche tanto (e ottimo) Nebbiolo, per cui non mi sono certo potuto tirare indietro. Ho apprezzato una cantina solida, tecnicamente ineccepibile nell’esecuzione dei vini e con vini di ottimo livello, bianchi e rossi.

La Cantina esiste dal 1630: come ho suggerito a Riccardo, mia guida e responsabile cantina ed Export, sarebbe bello festeggiare i quattro secoli di vita nel 2030 con qualcosa di memorabile. Vedremo: per ora Riccardo e Aessandra insieme al padre Francesco si occupano di portare avanti un’azienda capace di dare voce a ben 40 ettari di cui circa la metà vitati. Oltre agli appezzamenti nel Roero esiste una piccola parcella a La Morra che dà vita al Barolo di casa.

La Cantina di vinificazione e affinamento è a pochi metri in linea d’aria dalla parte dedicata all’ospitalità, una parte che verrà ampliata nel prossimo futuro. Non ho potuto non apprezzare la precisione e la conoscenza tecnica e pratica di Riccardo, soprattutto al cospetto del piccolo vigneto di fianco alla cantina. Mi ha fatto piacere confrontarmi con lui (e con altri “giovani” del vino) perchè sono un ottimista e sono sicuro che il futuro sia in buone mani.I bianchi di casa sono ovviamente Arneis, uno dei quali di entrata e due invece veri e propri cru, in grado di evolvere per tanti anni, cosa che posso apprezzare già dal primo assaggio di San Michele, confermato poi dall’ottimo Occhetti con la sua percentuale di affinamento in legno. I legni sono sia grandi sia piccoli e sono “incastrati” nella piccola zona di affinamento, costruita nell’antica cascina di famiglia (dal ramo della madre) e oggi ampliata con un piano superiore necessario. Riccardo si può divertire con i travasi e i trasferimenti, per rendere i vini sempre più eleganti.

Per i rossi il razionale è lo stesso, ovvero creare vini aderenti al territorio con in più la spiccata vocazione per l’invecchiamento: non è un caso che in assaggio ci siano il Langhe Nebbiolo Occhetti e il Roero Riserva dell’annata 2015, destinati a un’evoluzione importante nonostante non siano affilati né rigidi. Il futuro della zona passa anche da qui, ovvero dalla capacità di interpretare ciò che si ha tra le mani, al meglio delle proprie umane possibilità.

Concludo con l’ottimo Barolo che grida “La Morra!” già dal primo approccio olfattivo: figlio di un piccolo appezzamento diviso tra i cru di Brunate e Boiolo, è soddisfacente e aderente alla zona di provenienza, con eleganza, finezza e un filo di balsamicità. Non ho potuto ribadire l’approccio ai due Metodo Classico di casa, apprezzati al nostro primo appuntamento: un motivo in più per tornare.

Ringrazio Alessandra e Riccardo per avermi ospitato: come ho già detto la Cantina è in ottime mani, posto che le basi sono solide e i vini già ottimi, come avrete modo di leggere nelle mie future recensioni. Forza Roero.