Il Barolo – 04 – Oggi

Il Barolo – 04 – Oggi

Oggi

Il panorama attuale dei viticoltori locali parla tante lingue: da una parte abbiamo i piccoli e medi produttori, con qualche migliaio di bottiglie di vino; dall’altra ci sono grandi produttori con molte più bottiglie, spesso da vigne differenti o con diverse caratteristiche alla base. Da quanto ho potuto toccare con mano, la precisione in vigna e in cantina è un denominatore  comune, così come la volontà di ognuna di queste aziende di crescere in termini di qualità e riconoscibilità tra gli appassionati e, perché no, tra chi non è abituato a bere questi vini. Comunque sia, il Barolo è un vino unico, così come è unico ogni Barolo: irripetibile.

iobevotanto - il barolo

Oggi la situazione è differente da quella del 2010, opposta rispetto agli anni ’60 o agli anni ’80. Prima di tutto, il produttore di Barolo ha ben chiare le potenzialità dell’avere un vino di questo calibro nel proprio portafoglio di offerte. Diverse aziende vitivinicole hanno acquistato ettari di vigna in Barolo per aggiungere questo vino al proprio paniere. La globalizzazione del commercio ha portato i produttori in giro per il mondo raggiungendo tutti i continenti, la sete di Barolo raggiunge ogni wine bar e i club di ammiratori e degustatori di questo vino (come di molti altri vini italiani) appaiono ovunque. Di norma la maggior parte dei produttori esporta oltre la metà della propria produzione, i Paesi principali sono Stati Uniti, Germania, Svizzera, con una percentuale in crescita di acquirenti dal’Est asiatico.

Parimenti, sta crescendo un mercato parallelo di collezionisti non sempre armati delle migliori intenzioni: le speculazioni sono presenti e colpiscono soprattutto alcuni nomi storici. Le aziende più interessanti da un punto di vista commerciale/speculativo sono: Giacomo Conterno, Accomasso, Giovanni Canonica, Aldo Conterno, Angelo Gaja, Roagna, Bartolo Mascarello, Bruno Giacosa, Giuseppe Rinaldi, Cappellano, Ceretto, Vietti, Ester Canale, Roberto Voerzio e altre. La fama è data dalla rarità del prodotto e dall’intrinseca qualità, oltre al passaparola e allo status symbol: alcune di queste bottiglie sono tesori da custodire o esibire a seconda della propria inclinazione.

Oltre a questo versante a tratti speculativo, gli investimenti toccano i produttori con vendite e acquisti di terreni, ettari di vigna che negli ultimi 10/15 anni hanno enormemente ampliato di valore. Elenco solo alcune delle acquisizioni più significative:

  • inizio 2015: Roberto Conterno di Giacomo Conterno acquista 9 ettari (di cui una parte nella MGA Arione di Serralunga d’Alba) per un totale di circa 7 milioni di euro dall’azienda Gigi Rosso;
  • inizio 2017: Cascina Adelaide acquista due ettari di vigna a Bussia Soprana per circa 5 milioni di euro.

A queste acquisizioni che danno un’idea del valore del terreno nei comuni del Barolo, possiamo segnalare la vendita di alcune cantine: Vietti è stata acquisita dal gruppo Krause (2016) ampliando le vigne con ulteriori 12 ettari, mentre Oscar Farinetti ha comprato Fontanafredda e Borgogno nel 2008. Le cifre di questi scambi non sono state rivelate direttamente, preferendo far passare tutto dalla vox populi.

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Indicativamente, un ettaro di vigne di Nebbiolo atto a Barolo costa intorno a 1.5 milioni di euro, cifra di partenza per quanto riguarda alcuni dei cru più famosi e ben più costosi. La tendenza è però quella di non vendere, in quanto le famiglie proprietarie di vigne in questa zona hanno compreso il valore intrinseco, valore che di certo non diminuirà e che, in una prospettiva generazionale, crea molto più ritorno economico rispetto a una vendita. 

Per dirla in parole semplici, un ettaro di Barolo porta a produrre circa 5.000/6.000 bottiglie di vino quasi tutti gli anni. Vendendo queste bottiglie a circa 50 euro, prezzo medio-basso, si ottengono 250.000 euro: in una prospettiva di 20/25 anni è preferibile proseguire l’attività vitivinicola oppure affittare le proprie vigne e farle lavorare a qualche vicino di casa e, magari, farle rientrare in famiglia quando qualche parente stretto avrà l’ambizione di fare un grande vino.

Se un tempo la vinificazione era destinata agli uomini, oggi tante donne si stanno affacciando al mondo del Barolo: oltre alla già menzionata Chiara Boschis, ricordo Virna Borgogno, le sorelle Marrone, Piera e Paola Rinaldi, Marta e Carlotta Rinaldi, Maria Teresa Mascarello, Federica Boffa (Pio Cesare), Eleonora e Gloria Barale, Anna Maria Abbona, Giulia Negri, Bruna Giacosa e tante altre.

Una piccola ma significativa polemica è accaduta nel 2010, quando la cantina dei Marchesi di Barolo, erede diretta della gestione di Juliette Colbert, ha chiesto che la Menzione Cannubi venisse estesa all’intera collina dei Cannubi, collina a dire il vero suddivisa storicamente in varie zone (Cannubi Boschis, Cannubi Muscatel, Cannubi San Lorenzo, Cannubi Valletta). Le rimostranze dei Marchesi di Barolo sono state giustificate dalla storicità del nome Cannubi come “cappello” dell’intera denominazione, preferendo inoltre il termine Cannubi al termine Muscatel (dove l’azienda ha la maggior parte delle vigne) per non creare confusione nel consumatore improvvido il quale potrebbe aspettarsi una versione baroleggiante di Moscato (o moscateggiante di Barolo: quale la peggiore?).

I produttori della zona e il comune di Barolo hanno contrapposto forti motivazioni a mantenere salda la denominazione attuale che prevede le varie suddivisioni, in quanto il nome Cannubi è stato aggiunto ai vari cru vicini soltanto negli anni ’70 da Renato Ratti e attribuito con una delibera comunale nel 1994. Undici produttori hanno fatto ricorso al TAR che ha risolto indicando la possibilità di menzionare Cannubi oppure Cannubi e relativa sotto-zona senza vincoli. Marchesi di Barolo ha dunque chiamato Cannubi il proprio vino e le altre aziende hanno potuto continuare a specificare da quale parte della collina arriva il Nebbiolo atto a Barolo.

Il Barolo – 01 – Premessa
Il Barolo – 02 – Il Nebbiolo
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Il Barolo – 04 – Oggi
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